Il 25 marzo 2026, presso l’IIS Di Vittorio Lattanzio di Roma, si è svolto il convegno “Sentinelle sul luogo di lavoro”, promosso dalla FLC CGIL Roma Est – Valle dell’Aniene – Rieti e da Proteo Fare Sapere Roma Lazio, con l’obiettivo di affrontare il tema della violenza di genere e di promuovere una maggiore consapevolezza all’interno dei contesti lavorativi e sociali.
L’incontro è stato introdotto da Marianna De Franco, che ha sottolineato l’importanza di momenti di formazione e riflessione collettiva per riconoscere e contrastare un fenomeno ancora oggi molto diffuso.
Sono poi intervenute Irene Merlo, Presidente dell’associazione Arriva Robin Hood, e Federica Perrucci, Psicologa della medesima associazione.
Il convegno si è proposto come un’occasione fondamentale per accrescere la sensibilità sul tema della violenza di genere, mettendo in evidenza come essa sia spesso difficile da individuare perché si manifesta in forme sottili, subdole e talvolta invisibili.
Proprio per questo motivo è necessario sviluppare strumenti di conoscenza e responsabilità che permettano a tutti di riconoscere anche i segnali meno evidenti.
La sentinella: chi è e cosa fa
Il titolo stesso dell’incontro richiama l’idea che ogni persona possa diventare una “sentinella”, cioè un soggetto attento e consapevole, capace di non ignorare i segnali di disagio e di contribuire attivamente al contrasto della violenza.
Essere delle “sentinelle”: con uno sguardo e un ascolto capaci di cogliere ciò che non viene detto e che spesso nasconde la reale condizione della persona, sviluppando la capacità di non dare nulla per scontato e di saper riconoscere, anche con attenzione e sensibilità, situazioni di potenziale pericolo.
Infatti, quando una persona decide di rivolgersi a qualcuno, frequentemente si trova già in una fase avanzata del ciclo della violenza. Per questo motivo è fondamentale non limitarsi alle parole espresse, ma saper cogliere anche ciò che resta implicito o non detto.
Tutto ciò deve avvenire nel massimo rispetto della persona: ascoltare, comprendere e sostenere senza invadere.
Come sottolineato durante l’intervento, “la sentinella non deve risolvere il caso, ma aprire la porta”, cogliendo lo spiraglio che consente alla vittima di intraprendere un percorso di aiuto.
Da eliminare ogni forma di giudizio e di moralismo: favorire un dialogo dove cura, attenzione e rispetto predominano.
Non un fenomeno isolato: una realtà radicata
È stato ricordato che nel 2025 il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale e che una donna su tre, nel corso della propria vita, è stata vittima di una qualche forma di violenza. È stato inoltre sottolineato come l’età delle vittime si stia progressivamente abbassando e come molte di queste violenze si verifichino all’interno dell’ambito familiare. Questi dati mostrano chiaramente come la violenza di genere non sia un fenomeno isolato, ma una realtà strutturale e profondamente radicata nella società contemporanea.
Educazione e prevenzione
È stata ribadita la necessità di introdurre l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole fin dai primi anni, al fine di favorire la conoscenza di sé, il rispetto dei propri limiti e di quelli degli altri e la costruzione di relazioni sane. L’obiettivo è quello di promuovere una cultura del rispetto della donna e dell’identità femminile che diventi parte integrante dei percorsi educativi e formativi.
Gli esseri umani sono per natura relazionali e le loro relazioni rispondono a bisogni spesso influenzati da schemi appresi nel passato. Tuttavia, differenze nei bisogni e nelle esperienze possono causare incomprensioni e conflitti. In vari contesti quotidiani, comprese famiglia e lavoro, le relazioni possono diventare disfunzionali e, se non riconosciute, evolvere in forme di violenza. Spesso peggiorano in maniera non visibile, attraverso segnali più o meno manifesti. È stato inoltre ricordato che la violenza non si limiti alla dimensione fisica, ma possa assumere diverse forme, tra cui quella psicologica, economica, sessuale, digitale e lo stalking, fino alla cosiddetta violenza assistita, che coinvolge i minori esposti a situazioni di abuso.
Le relatrici hanno descritto anche la cosiddetta “spirale della violenza”, un processo graduale che parte da atteggiamenti di intimidazione e isolamento, passa attraverso la svalorizzazione e la segregazione, fino ad arrivare a forme più esplicite di violenza fisica e sessuale, spesso seguite da momenti di apparente riappacificazione che contribuiscono a mantenere il ciclo.
Particolarmente significativa è stata la testimonianza personale di Irene Merlo, presidente dell’associazione Arriva Robin Hood che ha raccontato un’esperienza diretta di violenza, rendendo ancora più concreto e tangibile un fenomeno spesso percepito come distante.
Federica Perucci, psicologa dell’Associazione, ha sottolineato l’importanza della capacità di riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni. L’incapacità di entrare in contatto con vissuti come rabbia e tristezza può infatti generare difficoltà significative, incidendo sul comportamento e sulle relazioni.
È stato infine evidenziato come la violenza non sia esercitata in genere da soggetti manifestamente patologici: spesso i carnefici si presentano come individui socialmente adeguati, capaci di mascherare la propria condotta.
La sentinella non giudica e non interpreta: impariamo insieme a osservare come fa una sentinella, che tende la mano e si offre per aiutare in modo autentico e rispettoso, con cura e ascolto.


