Il convegno “Costruiamo la pace oltre ogni confine”, svoltosi il 3 giugno 2026 presso il Castello Angioino-Aragonese di Gaeta, ha rappresentato un momento di riflessione collettiva sul valore della pace, della giustizia e della solidarietà tra i popoli.
L’iniziativa, organizzata dalla FLC CGIL Frosinone Latina e da Proteo Fare Sapere Roma e Lazio, ha coinvolto dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, studentesse e studenti, associazioni, sindacati, istituzioni e cittadini, sottolineando il ruolo dell’educazione e della scuola nella costruzione di una cultura capace di rifiutare la guerra e ogni forma di oppressione e disinteresse nei confronti di essa. La scuola, infatti, non può essere considerata soltanto come un luogo di trasmissione di conoscenze, ma anche e soprattutto come uno spazio di educazione alla cittadinanza attiva, alla responsabilità e al dialogo.
Dagli interventi è emersa una riflessione critica sul significato stesso della parola pace e del legame tra pace e giustizia. La pace non può essere intesa semplicemente come assenza di conflitto o come richiesta astratta di silenzio: quando un popolo subisce occupazione, violenza o cancellazione, parlare di pace senza parlare di giustizia rischia di trasformarsi in una forma di rassegnazione imposta. È stato quindi sottolineato che non può esistere una pace autentica senza il riconoscimento dei diritti dei popoli, della loro dignità, della loro autodeterminazione e, nei casi di oppressione, anche del loro diritto a resistere.
La resistenza non è una scelta temporanea ma una risposta naturale e legittima che arriva da chi subisce aggressioni e violenze.
Una parte significativa del confronto ha riguardato la situazione della Palestina e di Gaza, anche in relazione al passaggio della Flotilla per Gaza, interpretata come simbolo concreto di solidarietà internazionale e di impegno civile. Gli interventi hanno denunciato la responsabilità dei governi occidentali, il commercio delle armi, la complicità economica e politica con l’industria bellica e la tendenza a reprimere o criminalizzare le forme di solidarietà verso il popolo palestinese. Da questa prospettiva, la pace non può essere costruita solo attraverso parole di vicinanza, ma richiede azioni concrete: informazione, boicottaggio, sostegno materiale, mobilitazione dei territori e assunzione di responsabilità politica.
Educare alla pace significa formare coscienze critiche, capaci di leggere la realtà, riconoscere le ingiustizie e non restare indifferenti davanti alla sofferenza degli altri. La pace, infatti, non nasce spontaneamente: è una costruzione sociale, culturale e politica che richiede ascolto, dialogo, mediazione e riconoscimento dell’altro.
Durante il convegno è emersa inoltre l’importanza della memoria. Ricordare le lotte dei popoli, le esperienze di resistenza, le violenze subite e le conquiste democratiche permette di comprendere che i diritti non sono mai garantiti una volta per tutte. La pace, come la democrazia, richiede cura, vigilanza e partecipazione.
Il riferimento alla Costituzione italiana, in particolare all’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Questo principio non deve rimanere confinato nei testi giuridici, ma deve essere discusso, conosciuto e praticato soprattutto nei contesti educativi.
Il convegno ha mostrato che costruire la pace “oltre ogni confine” significa superare confini geografici, politici, culturali e simbolici, ma anche mettere in discussione le logiche che alimentano guerra, disuguaglianza e oppressione.
Sognare la pace non significa rifugiarsi nell’utopia, ma immaginare un mondo diverso e agire concretamente per renderlo possibile.
Si richiama perciò la responsabilità individuale e sociale nel trasformare i valori di solidarietà, giustizia e tutela dei diritti in azioni concrete, affinché ciascuno possa contribuire alla costruzione di una società più pacifica e inclusiva.

