Ritratti di maestri. Suggestioni pedagogiche sulla professione docente di Giorgio Crescenza, pubblicato da Edizioni Conoscenza nel 2024, nella collana I Libri di Minerva.
Il libro raccoglie dieci storie professionali e di vita di maestri e maestre della scuola primaria,provenienti da contesti territoriali diversi.
Al centro vi è la figura dell’insegnante, non considerandola soltanto per la sua funzione scolastica, ma come una figura fondamentale nella formazione delle persone e della comunità. Attraverso il recupero di percorsi individuali differenti, emerge un’immagine della scuola come ambiente dinamico e vivo, attraversato da problemi concreti, trasformazioni sociali e scelte educative spesso difficili. I maestri descritti non vengono presentati come semplici esecutori di programmi, ma come soggetti capaci di rispondere ai bisogni reali e alle necessità, sempre diverse, degli alunni. La loro esperienza mostra che insegnare significa entrare in relazione con storie, fragilità, povertà, esclusioni e possibilità di riscatto. Per questa ragione, il lavoro educativo assume un valore che supera la dimensione teorica e tecnicae diventa una pratica profondamente umana.
Nel corso del testo, la scuola appare come uno spazio in cui si costruiscono legami, si affrontano disuguaglianze e si prova a dare dignità a chi rischia di rimanere inerme ai margini.
“Col nostro modo di essere insegnanti possiamo contribuire alla costruzione della comunità umana, perché la scuola, con i suoi presidi di cittadinanza sparsi negli angoli più remoti della Terra, è ancora il luogo universale in cui imparare a gestire i legami e i loro possibili conflitti, adire noi senza bisogno di contrapporlo a nessun loro” (Tamagnini, 2023). È un richiamo alla responsabilità degli insegnanti nell’educare soprattutto sul piano sociale e civile, partecipando in questo modo alla costruzione di una comunità umana più consapevole, responsabile e resiliente.
Il rapporto tra ricercatore e intervistato è importante, perché la narrazione nasce da un dialogo e da una costruzione condivisa di significati. Ogni insegnante raccontato porta con sé un modo diverso di intendere l’educazione, ma tutti condividono l’idea che la scuola debba servire alla crescita integrale della persona. Il maestro non è visto come una figura neutra, ma come qualcuno che prende posizione con consapevolezza, sceglie attivamente e accompagna i ragazzi e le ragazze durante il loro percorso.
Il testo suggerisce che l’identità dell’insegnante si forma progressivamente, nel confronto continuo con gli alunni, le famiglie, i colleghi e il contesto sociale e storico. In questo senso, educare non significa soltanto comunicare contenuti, ma aiutare ciascuno a trovare strumenti efficaci per comprendere sé stesso e il mondo che lo circonda. La scuola pubblica viene così rappresentata come un luogo essenziale di partecipazione, uguaglianza e costruzione civile.
Ritratti di maestri restituisce dignità e valore alla figura dell’insegnante. Il maestro appare come un agente di cambiamento culturale, sociale e umano.
Nel libro si legge: “La lettura di questo testo potrà sicuramente suscitare emozioni profonde, ma rappresenterà soprattutto uno stimolo intellettuale” (Crescenza)
Soffermandoci su una delle “storie di vita di maestri e maestre” troviamo la figura di Clara Ines Campedelli, Curiosa e attenta educatrice. Clara Campedelli nacque a Bologna nel 1929 da una famiglia di origine veneta e trascorse parte dell’infanzia a Nuoro, dove entrò in contatto con la cultura sarda. Dedicò la sua vita all’insegnamento, trasformando ogni difficoltà in un’occasione di crescita e di incontro. Iniziò a lavorare nelle scuole serali per adulti, in un periodo in cui l’analfabetismo era ancora molto diffuso. Partecipò a un’esperienza di scuola itinerante, recandosi nei quartieri periferici e nellecampagne per insegnare a leggere, scrivere e firmare. Gli adulti desideravano acquisire competenze concrete, come leggere il giornale, riscuotere la pensione o scrivere lettere ai figli lontani. Questa attività, durata quattro anni, rappresentò per Clara un importante arricchimento umano e professionale. Lavorò con adulti analfabeti, bambini delle pluriclassi, ragazzi in difficoltà e alunni con disabilità, cercando sempre di adattare la scuola alle persone e non il contrario.
La parte più significativa della sua esperienza fu il rapporto umano costruito con gli studenti e con le famiglie, fatto di fiducia, ascolto e partecipazione. Per Clara insegnare non significava soltanto trasmettere conoscenze, ma aiutare ciascuno a sentirsi capace, riconosciuto e parte della società. Portò la scuola nei quartieri periferici, nelle campagne e persino all’aperto, rendendo l’apprendimento concreto e vicino alla vita quotidiana. Anche dopo la pensione continuò a impegnarsi nell’educazione, dimostrando che essere maestra non era stato solo un lavoro, ma una vera vocazione.
La bellezza della sua storia sta nella passione, nella generosità e nella convinzione che la scuola possa davvero migliorare la vita delle persone.



